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  blog dedicato a Francesco d'Assisi ed al francescanesimo
questo blog vuole essere un modo per favorire lo scambio di opinioni e notizie tra cultori di Francesco d'Assisi e storia del francescanesimo
 
 
 

18.03.2006


LA RINUNCIA DI FRANCESCO AI BENI TEMPORALI: ANALISI DI UN PROCESSO

 

di CARMINE ALBORETTI (*)

 

SOMMARIO : 1. La persecuzione di Pietro; 2. La carcerazione domestica; 3. Le sacre nozze con Madonna Povertà; 4. La citazione davanti ai Consoli; 5. La condizione dei penitenti; 6. Il giudizio davanti al Vescovo

 

1. La persecuzione di Pietro

 

È un Francesco ormai deciso a seguire ad ogni costo la strada indicatagli dal Signore quello che accetta di comparire, umilmente, ma anche senza più alcun timore, davanti al Vescovo di Assisi. Le Fonti Francescane descrivono in maniera molto efficace lo stato di angoscia da lui vissuto nei momenti precedenti la rinuncia ai beni temporali. Nella Vita Prima Tommaso da Celano non esita a trovare una giustificazione ad un comportamento che certo non si addice ad un cavaliere di Cristo, facendo leva sullimpreparazione alla lotta. Preavvertendo larrivo, a San Damiano, di amici, parenti e notabili chiamati a raccolta dal padre (tra cui Marangone di Cristiano ed il fratello Benvegnate, i notai Gilio e Riccardo, il maestro Villano, Boninsegna di Raniero, Vivieno e Uguccione) Francesco si nasconde in un rifugio sotterraneo da lui preparato in previsione del pericolo. A ben vedere, più delle voci maligne che cominciano a circolare sul conto di Francesco - vittima di pesanti umiliazioni da parte di quegli stessi concittadini che lo hanno a lungo ammirato quale incontrastato principe della gioventù di Assisi è la preoccupazione di esporre il patrimonio familiare al rischio di una inesorabile decurtazione il motivo della sollecitudine con cui Pietro Bernardone si propone di scovare il primogenito. Il proposito appare in tutta evidenza se si tiene conto della circostanza che per poter attendere al restauro della chiesa presso la quale dimora, Francesco parte alla volta di Foligno

 

ivi, secondo la sua abitudine, vende tutta la merce, e, con un colpo di fortuna, perfino il cavallo (Fonti Francescane 333; dora in avanti F. F.).

 

Un simile slancio di generosità non può non costituire un campanello dallarme per lo scaltro mercante di stoffe che si premura di correre ai ripari.

Non gli è dato sapere del colloquio con il Crocifisso e della divina esortazione

 

va e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina (F. F. 593).

 

Allo stesso modo, preso dalle vicende della propria attività commerciale, ignora il percorso interiore seguito da Francesco e la crisi esistenziale che lo induce ad allontanarsi dalle allegre brigate per andare alla ricerca di sé stesso, dopo la traumatica esperienza della prigionia e la visione misteriosa di Spoleto

 

nel dormiveglia intese una voce interrogarlo dove fosse diretto. Francesco gli espose il suo ambizioso progetto. E quello: chi può esserti più utile: il padrone o il servo? Rispose: il padrone. Quello rispose: perché, dunque, abbandoni il padrone per seguire il servo, e il principe per il suddito? (F. F. 1401).

 

La cura dei poveri e dei lebbrosi - cui il primogenito si dedica premurosamente, dopo aver preso coscienza del volere divino ed a dispetto delle insinuazioni del volgo - viene da lui interpretata come un amaro fallimento. Difficile dargli torto, secondo unottica prettamente materialistica: colui che, per diritto di discendenza e capacità innate, avrebbe dovuto sobbarcarsi il peso dellazienda familiare, puntando ad incrementarne il volume daffari ed i possedimenti, se ne va a spasso come un vagabondo, sperperando il denaro in imprese senza alcun profitto. A questo punto non gli resta che neutralizzarlo per evitare che possa continuare a commettere altre pazzie, compromettendo, nei fatti, la stabilità patrimoniale e lasse ereditario. Questa volta, però, si verifica un inatteso colpo di scena. Vinte le iniziali titubanze, è Francesco stesso, un giorno non meglio precisato dellaprile 1207, ad andargli incontro, armato del solo scudo della fede, e rimproverandosi, anzi, di essersi colpevolmente attardato

 

tutti quelli che lo conoscevano, vedendolo riapparire e mettendo a confronto il suo stato attuale col passato, cominciarono ad insultarlo, a chiamarlo mentecatto e a lanciargli pietre e fango. Quellaspetto, macerato dalla penitenza e quellatteggiamento tanto diverso dal solito, li inducevano a pensare che tutti i suoi atti fossero frutto di fame patita o follia. Ma poiché la pazienza vale più dellarroganza, Francesco non si lasciava disanimare, né sconfiggere da insulto alcuno e ringraziava Dio per quelle prove (F. F. 338).

 

2. La carcerazione domestica

 

Da questo particolare momento si palesa il mutamento radicale avvenuto nella personalità del Poverello, pronto a patire anche la carcerazione domestica

 

come il lupo assale la pecora, senza più alcun ritegno, con sguardo truce e minaccioso, afferrandolo brutalmente con le mani, (Pietro, n. d. a) lo trascinò a casa. E, inaccessibile ad ogni senso di pietà, lo tenne prigioniero per più giorni in un ambiente oscuro, cercando di piegarlo alla sua volontà prima con le parole, poi con percosse e catene (F. F. 339).

 

I maltrattamenti e le privazioni non danno lesito sperato, ma rinsaldano le convinzioni del giovane che si sente più vicino alle sofferenze di Cristo. La madre, approfittando di unassenza del marito, lo libera dai vincoli, esponendosi agli improperi ed agli insulti del consorte che furente e imprecante, corre da Francesco a San Damiano, nel tentativo di almeno allontanarlo dalla regione, se non gli riesce di piegarlo alla sua vita precedente. Questa volta, però, poiché chi teme il Signore è sicuro di trovare in Lui la forza, il figlio della grazia, appena sente che il padre terreno sta per sopraggiungere, gli va incontro spontaneamente, gioioso, dichiarando di non aver più paura delle catene e delle percosse e di essere pronto a sopportare lietamente ogni male per il nome di Cristo (F. F. 342).

Dallepisodio, narrato nella Vita Prima, traspare tutta la determinazione di chi, dopo un lungo travaglio, è convinto di aver trovato la strada maestra e non intende abbandonarla. Alla stregua del precetto evangelico, Francesco si adopera per accaparrarsi il tesoro rinvenuto nel campo, allontanandosi progressivamente dalla mercatura e dal tumulto del mondo. Il biografo Tommaso da Celano si sofferma a lungo sul suo desiderio di intimità con il Signore, quando descrive le soventi visite ad una grotta, alla periferia della città

 

luomo di Dio, già santo per desiderio di esserlo, vi entrava, lasciando fuori il compagno ad attendere, e, pieno di nuovo insolito fervore, pregava il Padre suo in segreto. Desiderava che nessuno sapesse quanto accadeva in lui là dentro, e celando saggiamente a fin di bene il meglio, solo a Dio affidava i suoi santi propositi. Supplicava devotamente Dio eterno e vero di manifestargli la sua via e di insegnargli a realizzare il suo volere. Si svolgeva in lui una lotta tremenda, né poteva darsi pace, finché non avesse compiuto ciò che aveva deliberato. Mille pensieri lassalivano senza tregua e la loro insistenza lo gettava nel turbamento e nella sofferenza (F. F. 329).

 

Da uomo del suo tempo, Francesco ha una visione feudale dellesistenza e del rapporto con Dio ed è in questa particolare ottica che rinuncia agli affetti ed ai beni temporali per essere degno del proprio Signore; è il trionfo della povertà come modello di vita cui, sia pure con sfumature più o meno marcate, si rapportano, i vari movimenti pauperistici del XIII secolo.

 

3. Le sacre nozze con Madonna Povertà

 

Tale disposizione danimo si può più agevolmente rinvenire nel Sacrum commercium sancti Francisci cum domina Paupertate. Si tratta di unopera allegorica, la cui datazione è controversa, nella quale vengono descritte, non senza suggestioni di carattere biblico e liturgico, le sacre nozze, il connubio, tra Francesco e Madonna Povertà.

 

Il Figlio di Dio, Signore delle virtù e Re della gloria, operando la salvezza sulla terra, andò in cerca della Povertà, la trovò, lamò con amore di predilezione. Agli esordi della sua predicazione proprio la Povertà egli pose come fiaccola in mano a coloro che stavano per varcare la soglia della fede e collocò come prima pietra nel fondamento della casa e, mentre le altre virtù ricevono da lui il Regno dei cieli sono come promessa, la Povertà ne ottiene linvestitura senza alcuna dilazione: Beati, Egli dice, i poveri di spirito, perché di essi è il Regno dei cieli (F. F. 1960).

 

Agli inizi della sua conversione, Francesco

 

come vero imitatore e discepolo del Salvatore, si diede con grande amore alla ricerca della Povertà, desideroso di trovarla e del tutto deliberato a farla sua, senza temere né avversità, né pericoli, non ricusando, né schivando disagi corporali, nella speranza di poter finalmente giungere fino a colei alla quale il Signore ha consegnato le chiavi del Regno (F. F. 1961).

 

È, tuttavia, limitazione di Cristo la discriminante rispetto alle altre esperienze più o meno coeve (si pensi, tanto per citarne alcune, tra le più note, ai Poveri di Cristo di Roberto Arbrissel, ai Catari, agli Umiliati, ai Valdesi, ai Poveri cattolici ed ai Poveri riconciliati) che prendono come modello la primitiva comunità cristiana formata dagli apostoli. Il primogenito di Pietro Bernardone rimane, invece, concentrato sulla figura di Cristo, la cui passione evoca in lui, molti anni prima del miracolo delle Stimmate, avvenuto sul monte della Verna, dolore e sofferenza fisica:

 

una volta andava solingo nei pressi della chiesa di Santa Maria della Porziuncola, piangendo e lamentandosi a voce alta. Un uomo pio, udendolo suppose che egli soffrisse di qualche malattia o dispiacere e, mosso da compassione, gli chiese perché piangeva così. Disse Francesco: piango la Passione del mio Signore. Per amore di lui non dovrei vergognarmi di andare gemendo ad alta voce per tutto il mondo. Allora anche luomo devoto si unì al lamento. Spesso, alzatosi dallorazione, aveva gli occhi che parevano pieni di sangue, tanto erano arrossati a forza di piangere. E non si limitava alle lacrime, ma, in memoria delle sofferenze di Cristo, si asteneva dal mangiare e dal bere (F. F. 1413).

 

Contro di lui si accaniscono gli amici di infanzia ed il fratello Angelo che le fonti francescane attestano essere tra i più feroci denigratori del fondatore dellOrdine dei Frati Minori

 

lo investiva con parole velenose (F. F. 598).

 

4. La citazione davanti ai Consoli

 

Il padre, frattanto, non pago delle percosse e delle catene - mezzo di correzione ammesso dagli statuti della città - decide, secondo la prassi del tempo, di convocarlo davanti ai consoli con laccusa di disobbedienza e dissipazione

 

andò di corsa al palazzo del comune a protestare contro il figlio davanti ai consoli, chiedendo il loro intervento per obbligare Francesco a restituire il denaro preso in casa (F. F. 1419).

 

La posizione processuale di Francesco non è delle migliori. Le norme de dissipatoribus et male utentibus suis substantiis prevedono, infatti, che il convenuto, riconosciuto colpevole, debba essere bandito dalla città e dal distretto di appartenenza, senza che nessuno possa dargli aiuto e conforto. Il giudice Egidio ordina al notaio Giovanni di stendere latto con cui - secondo la formula di rito - viene ingiunto ed intimato a Francesco di comparire, nel terzo giorno successivo, davanti ai consoli, in modo da potersi difendere, con lavvertenza che, non presentandosi dopo la rinnovazione per pubblico bando, si sarebbe riconosciuto colpevole e reo confesso a tutti gli effetti di legge. Lincarico di provvedere allincombenza viene affidato al nunzio Rainuccio di Palmerio, il quale allatto della consegna, a mani proprie, dellatto di citazione, contenente lindicazione dettagliata degli addebiti e delle prove a carico si vede sollevare leccezione di carenza di giurisdizione. Francesco, in pratica, contesta la sua stessa sottoposizione allautorità dei consoli e lo fa in quanto Oblato di San Damiano. Laccaduto è riferito prontamente ai magistrati del comune, cui compete decidere se accogliere o meno listanza avanzata dal convenuto ed annotata da Rainuccio nella propria relata di notifica

 

rispose allaraldo di essere libero per grazia di Dio e di non essere più sotto la giurisdizione dei consoli, dal momento che era servo del solo Dio altissimo (F. F. 1419).

 

La risposta di Francesco mette in imbarazzo i consoli della città. La coesistenza di norme di diritto imperiale, canonico e comunale, spesso e volentieri in contraddizione tra di loro, rende difficile trovare una soluzione diplomatica che, da un lato, non ponga in essere un motivo di attrito con il Vescovo Guido, e, dallaltro, non scontenti Pietro Bernardone. I magistrati prendono subito in esame la situazione. La conclusione cui giungono, tuttavia, non fa che alimentare ulteriormente lodio del padre nei confronti del

figlio. Del resto, lesame obiettivo dei fatti conduce, inevitabilmente, a negare la sottoponibilità di Francesco al loro giudizio. Ciò sulla scorta di due elementi fondamentali ai fini della determinazione della giurisdizione: 1) la sua condizione di penitente; 2) la dimora in un luogo soggetto allautorità ecclesiastica. Logico corollario è il rigetto della domanda avanzata dal mercante, cui, però, viene accordata facoltà di riassumere la causa davanti al Vescovo, competente ratione materiae et loci. In quanto penitente Francesco ha il diritto di essere giudicato dallOrdinario.  La sua è una figura ibrida nellorganizzazione della Chiesa del tempo, dal momento che si pone a metà strada tra i religiosi, consacrati a Dio e rafforzati nella fede, ed i laici.

 

5. La condizione dei penitenti

 

I penitenti, infatti, scelgono volontariamente di condurre una vita di privazioni, alla stregua dei pubblici peccatori riconciliati. È una scelta, questultima, che richiede una buona dose di coraggio, visto che devono attenersi ad una serie di obblighi imposti dal diritto canonico, primo, fra tutti, quello della mutatio habitus. E ciò per consentire a chiunque avesse avuto modo di osservare la veste indossata, solitamente di lana grezza e scura, di riconoscere lo status giuridico del proprio interlocutore e di comportarsi di conseguenza. La pubblica penitenza comporta il divieto di assistere agli spettacoli ed ai banchetti, destinati, spesso, a tramutarsi in orge sfrenate a causa dello stato di ubriachezza dei convitati, e di dedicarsi al commercio, considerato fonte di indebito arricchimento e di frodi. Ulteriori vincoli sono la rinuncia ad esercitare funzioni giuridiche ed amministrative e ad abbracciare la carriera militare, essendo interdetta persino la mera detenzione di armi, anche se destinate alla difesa. Deciso a far valere a tutti i costi i propri diritti, Pietro Bernardone non si arrende

 

constatando che il ricorso ai consoli si concludeva in un nulla, egli andò a sporgere querela davanti al Vescovo della città. Questa, da persona discreta e saggia, chiamò Francesco con i modi dovuti, affinché venisse a rispondere della querela del genitore (F. F. 1419).

 

Francesco, nel frattempo, prosegue ad occuparsi dei più bisognosi

 

quando il padre lo vide perseverare nelle opere di bontà, cominciò a perseguitarlo ed a straziarlo, ovunque lo incontrasse, con maledizioni. Allora il servo di Dio chiamò un uomo di umile condizione e semplice assai, e lo pregò che, facendo le veci del padre, quando questi moltiplicava le maledizioni, egli, di rimando, lo benedicesse. Così tradusse in pratica e dimostrò con i fatti che cosa significhi la parola del Salmista: essi malediranno e tu benedirai (F. F. 596)

 

6. Il giudizio davanti al Vescovo

 

Laccoglienza riservata al messo del Vescovo - che lo invita formalmente a comparire per il nuovo giudizio a Santa Maria Maggiore - è lieta e gioiosa, probabilmente perché si rende conto che lepilogo è ormai vicino e nulla potrà obbligarlo a ritornare sui propri passi

 

da messer Vescovo ci vengo, poiché egli è padre e signore delle anime (F. F. 1419).

 

Nel giorno e nellora fissata il Vescovo, circondato dai canonici di Santa Maria Maggiore, dallassessore Iacopo, dal cavaliere Tommaso di Raniero, dal vicario e dal notaio, dà inizio alludienza con il consueto suono della campana. Subito dopo nel piazzale antistante il vescovado, gremito di folla accorsa per assistere allevento, cala il silenzio. Secondo la prassi Pietro Bernardone prende per primo la parola e si scaglia contro il figlio accusandolo di essere venuto meno ai propri doveri e di averlo offeso con un atteggiamento dissoluto, tale da esporre la famiglia a seri rischi di ordine economico. Le fonti biografiche - ufficiali e non - tacciono al riguardo, ma dato il carattere, particolarmente incline alla violenza, è probabile che luomo, giunto al colmo dellira, abbia tentato più volte di aggredire il primogenito, senza, tuttavia, riuscirvi per lintervento degli astanti. A questo punto il Vescovo tenta una mediazione

 

tuo padre è arrabbiato con te e molto alterato per causa tua. Se vuoi essere servo di Dio, restituiscici i soldi che hai; oltretutto è ricchezza forse di mal acquisto, e Dio non vuole che tu spenda a beneficio della Chiesa i guadagni del padre tuo. La sua collera sbollirà se gli restituisci il denaro. Abbi fiducia nel Signore, figlio mio, e agisci con coraggio. Non temete, perché lAltissimo sarà tuo soccorritore e ti largirà in abbondanza quanto sarà necessario perla

sua Chiesa (F. F. 1419)

 

Linvito a rinunciare al denaro (ed alleredità a vantaggio del fratello Angelo) viene raccolto da Francesco senza la benché minima esitazione

 

Messere, non soltanto il denaro ricavato vendendo la sua roba, ma gli restituirò di tutto cuore anche i vestiti che mi diede (F. F. 1419).

 

Subito dopo sale la scalinata che si trova di fronte a lui, attraversa il loggiato e, circondato dagli sguardi della folla, che non comprende il suo comportamento, entra nella prima stanza, detta sala antica per riapparire qualche minuto più tardi, nudo con il suo fastello di panni in mano, vestito del solo cilicio

 

finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; dora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro, che sei nei cieli, perché in Lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza (F. F. 1043).

 

Dal punto di vista strettamente processuale Francesco rinuncia, per facta concludentia, ad ogni pretesa presente e futura sul patrimonio familiare, facendo venir meno, in tal modo, la stessa materia del contendere. Pietro ha vinto, ma la folla è tutta per Francesco

 

quelli che assistevano alla scena rimasero indignati contro di lui, che non lasciava al figlio nemmeno di che vestirsi. E, presi da compassione, piangevano Francesco (F. F. 1419).

 

Oltre al significato giuridico va rimarcato lalto valore del gesto, inteso da tutti come frutto di divina ispirazione. Spezzato definitivamente il legame con la famiglia dorigine, Francesco si accinge a seguire le orme di Cristo e, come atleta

 

si lancia nudo nella lotta contro il nemico nudo (F. F. 345).

 

Nulla dicono le fonti su come sia stata decisa la controversia. È probabile che il Vescovo, rendendosi conto di essere stato testimone di un fatto prodigioso, sia rimasto ad osservare quel giovane che tanto farà parlare di sé per gli straordinari esempi di umiltà ed obbedienza offerti nel corso della sua esistenza. Che il prelato abbia pronunciato o meno la sentenza è un solo un dettaglio: mentre Pietro abbandona il campo, Francesco rimane solo, prima di dileguarsi in direzione della campagna. Tornerà in città dopo aver superato altre prove, forte della consapevolezza di essere diventato finalmente laraldo del gran Re

 

Vestito di cenci, colui che un tempo si adornava di abiti purpurei, se ne va per una selva, cantando le lodi di Dio in francese. Ad un tratto alcuni manigoldi si precipitano su di lui, domandandogli brutalmente chi sia. Luomo di Dio risponde impavido e sicuro: sono laraldo del gran Re, vi interessa questo?. Quelli lo percuotono e lo gettano in una fossa piena di neve, dicendo: stattene lì, zotico araldo di Dio! Ma egli, rivoltatosi di qua e di là, scossasi di dosso la neve, appena i briganti sono partiti, balza fuori dalla fossa e, tutto giulivo, riprende a cantare a gran voce, riempiendo il bosco con le lodi del Creatore di tutte le cose (F. F. 346).

 

(*)     giornalista

direttore della Biblioteca Francescana

di Boscotrecase (Na)

  ore 12:16 [ ]
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